Francia, 2020

Lei è Mila, una sedicenne che vive in Francia. La ragazza ha dichiarato la sua omosessualità e , per questo, è stata duramente attaccata da chi potete facilmente immaginare. Lei, che sul suo profilo social (prima di doverlo chiudere) mostrava la bandiera LGBT, ha criticato pesantemente l’oscurantismo di “certa” religione e, per questo, ha ricevuto le minacce che siamo, oramai, abituati a sentire. Offese di ogni genere e minacce di sgozzamento, squartamento con estirpazione di organi ecc ecc. Tutto per aver criticato ciò che non è criticabile. Adesso vive sotto scorta, senza poter andare a scuola, dove i suoi compagni (capirete bene quali) l’attendono per fargliela pagare. Nella Francia “laica”, una ragazza non può apertamente dichiarare la propria sessualità. Nella Francia di oggi si vive sotto scorta per aver osato criticare una religione (c’è chi ha pagato con la vita, come ben sappiamo). Ma questa terribile vicenda fa emergere le varie contraddizioni di una sinistra che, a livello globale, è una contraddizione vivente. La comunità LGBT ha sempre strizzato l’occhio alla comunità pace e amore, ignorando forse che quest’ultima, a loro, strizzerebbe ben altro. La ragazza è stata lasciata sola, non ci sono state mega manifestazioni di femministe incazzate per una intollerabile violazione dei diritti civili. Anzi, alcune figure “di spicco”, hanno rifiutato di aderire alla campagna #JeSuisMila, creata per solidarizzare con la giovane oggetto di tali e tante minacce. Questo accade in Francia, nell’evoluta Europa, che assomiglia sempre più a un paese arabo. Il futuro, meraviglioso, che stiamo creando per i nostri figli e nipoti.

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